martedì, 31 ottobre 2006

II° parte

 

   Visto che i gioielli costano un pacco, come sceglierli?????????

   troppo facile dire: seguendo i propri gusti! eh si ma il problema è che i gusti non sempre vanno d'accordo con il buonsenso............allora, devo chiarire le premesse da cui parto io per spiegare i miei criteri di scelta:

   prendiamo come esempio una compratrice giovane, che è (o ha intenzione di essere) sposata e madre. Non ha una illimitata disponibilità di denaro, ma diciamo che può spendere da mille a cinquemila euro senza provocare scenate in famiglia.

   Allora, se vuole farsi regalare o comprarsi qualcosa, deve tenere presente due cose per me essenziali: la possibilità di rivendere un giorno il gioiello che compra, e la fattibilità di una riconversione in un nuovo gioiello. Nel primo caso, se avrà un rovescio economico e dovrà realizzare del denaro, potrà farlo se le pietre saranno di ottima qualità  e se i gioielli d'oro (braccialetti, poniamo) avranno una lavorazione ridotta al minimo, visto che si rivendono a peso.  Conservare sempre le scatolette e gli eventuali certificati di ogni gioiello; la dimostrazione della sua provenienza da buone gioiellerie, ne garantisce in un certo senso la qualità.

   Quanto alla fattibilità di una trasformazione del gioiello, è da considerare il fatto che tra dieci anni quel gioiello potrebbe non piacere più; oppure, se la compratrice ha figlie o intende averne, quel particolare anello o quegli orecchini potrebbero sembrare orribili alla ragazza tra vent'anni. Perciò, sarebbe bene scegliere qualcosa che possa prestarsi a modificazioni.

   Personalmente, trovo eccellente la montatura di certe pietre importanti (ne ho portata una sulla mano, a scopo "pubblicitario" e dopo la descriverò) che vengono fissate all'anello con minuscole graffe e affiancate da due diamanti triangolari. Se fate attenzione, questo gioiello molto basic è presente in quasi tutte le più grandi gioiellerie. Bene, non c'è di meglio per coniugare il prezzo alla semplicità e all'assenza di "fronzoli" che si pagano profumatamente: niente pavé di diamantini (che poi spesso diamanti non sono), niente lavorazione a pizzo, niente cesellature, nada de nada. Solo la pietra in tutta la sua gloria.

   E, un giorno, quando vostra figlia lo troverà orribile, potrà smontarlo e far incastonare la pietra come ciondolo (oppure venderla), e usare i diamanti laterali per farne degli orecchini!

   Insomma, secondo me, se non si è ricchi sfondati e si vuole un gioiello che duri senza perdere del tutto il suo valore, è meglio che la pietra sia di ottima qualità, l'oro che sia massiccio, la lavorazione ridotta all'essenziale, e i certificati e le scatolette ben conservati, anche se il gioiello viene tenuto nel portagioie con gli altri.

   Tra i gioielli più belli che ho portato - naturalmente solo in negozio, per far loro "pubblicità" - c'era l'anello di cui accennavo prima: un grande diamante "yellow star" , taglio carré  (quadrato), sfolgorante come un fiotto di champagne pietrificato. Costava centosettantamila euro.  Come andarsene in giro con un appartamento attaccato alla mano!

   Poi, avevamo un paio di orecchini di smeraldi cololombiani, pendenti, grossi come caramelle, con un "giardino" appena visibile (il giardino è un bel nome per una brutta cosa, cioè le impurità che si trovano in quasi tutti gli smeraldi) e un valore sui duecentomila euro. Li ho portati in un periodo in cui avevo i capelli lunghi, e me li tiravo sempre a coda per mettere in risalto questi due bei pezzi di ghiaccio verde!.

   Infine, ricordo con nostalgia un bellissimo bracciale a fascia in oro bianco, molto alto, diciamo tipo "schiava", con una doppia fila di diamanti quadrati messa in diagonale. Era semplice e sontuoso al tempo stesso. Non ricordo il prezzo, ma non era enorme come gli altri due gioielli appena nominati. Sarebbe bastato da solo per ornare una donna, senza nessun altro monile tranne forse due brillantini agli orecchi.

   Ecco, la difficoltà a volte sta nell'ingioiellarsi, nell'accostare i pezzi senza esagerare e senza essere eccessive. Personalmente mi attengo a un consiglio trovato in un "galateo" e che mi sembra ragionevole: mai due gioielli grossi,  ma uno grosso e uno piccolo, possibilmente non vicini.

   Ovvero: se gli orecchini sono importanti, niente collana ma basta un anello. Se il bracciale è sontuoso, niente anelli.  Se l'anello è come una caramella, niente braccialetti.  Collana vistosa? orecchini minuscoli!. insomma, è facile esagerare e farsi sghignazzare dietro: meglio restare un pò sottotono, che non si sbaglia mai.  Per una grande occasione serale (tipo la Prima della Scala, tra un mese e una settimana) va benissimo l'ostentazione:  ma non va bene in una serata al ristorante o in casa di amici o ad una cerimonia in cui si sia un'invitata qualunque.

   Il Cinema ci mostra tante bellissime attrici che portano meravigliosi gioielli:  alcuni degli ultimi film esponevano gran belle cose. La scorsa primavera ho visto Basic Instinct 2, in cui Sharon Stone /Catherine Tramell portava  pezzi di Chopard: anche Charlotte Rampling e l'altra attrice indossavano Chopard, la Rampling soprattutto aveva l'orologio "Ice cube" che piace moltissimo anche a me.  Sharon Stone portava gioielli notevolissimi (oltre a vestiti meravigliosi) e perfino un chocker di perle australiane che a me non piacciono, quelle enormemente grandi: ma su di lei stavano BENE.

   Nella chat che frequento, tutti i ragazzi erano innamorati di Sharon Stone, che potrebbe essere la loro mamma: non so fino a che punto sia fasulla e la sua bellezza sia "costruita" da bravi truccatori, fotografi, tecnici delle luci e registi attenti a ogni minima inquadratura: però il risultato sullo schermo è grandioso, e quando una donna così  è ingioiellata con gusto, allora è davvero il massimo. E il suo massimo era una lunghissima collana, sottile, punteggiata da zaffiri rotondi a circa venti cm. di distanza l'uno dall'altro: pareva un filo di luce siderale. Giustamente, lo portava sulla pelle nuda: l'effetto erotico è garantito.

   Altro film con bei gioielli, è stato Il Diavolo veste Prada:  le ragazze erano in delirio per le perle di Chanel indossate da Anne Hataway, mentre io invece ho adocchiato subito  i gioielli di Meryl Streep e alla fine del film, nei titoli di coda, sono stata attenta a leggere tutto:  provenivano da una collezione privata di gioielli rari.  Ecco, secondo me al confronto le perle e i charms di Chanel potevano andare a nascondersi! anche se riconosco che certe trovate, come mescolare fiocchetti di raso alle collane e agli orecchini, sono indubbiamente graziose. Anche le boules di braccialetti o di collane racchiuse nel microtulle, sono una trovata graziosa. E così pure i nastri di tulle punteggiati da perle.  Però, ripeto, sono "divertissement" di chi li ha creati, e non veri gioielli!

   Per esempio, c'è la  repellente (dal punto di vista morale) e non bellissima Kate Moss, che nella pubblicità del nuovo profumo Bulgari indossa un collier e orecchini di diamanti, veramente di tutto rispetto. Quelli sì sono gioielli!!!! altro che Pomellato....scommetto che non dura. Tra vent'anni Pomellato non lo ricorderà nessuno, mentre Bulgari sarà ancora prestigioso.

   Altro collier incantevole, in stile "garland" (ghirlanda) lo indossa Jennifer Lopez nel film "Un amore a cinque stelle"; come quello di Kate Moss, è un gioiello poggiato alla base del collo, tutto giocato sulle pietre preziose, diamanti in vari tagli, piuttosto compatto, senza ciondoli nè pendenti, elegantissimo.

   Io non porterei mai un collier così, perchè la mia vita sociale non prevede eventi tali da poterlo sfoggiare! anche questo è da tener presente nella scelta di un gioiello. Inutile vedersi regalare qualcosa di fastoso, se poi si prende il turno B a teatro oppure si va in giro con la C3  di qualche anno fa.

   C'è poi tutto il discorso del "voglio ma non posso", ed è così che io chiamo gli anelli "Trilogy" con tre diamanti soltanto. Chissà perchè, in gioielleria si tende quasi sempre a mettere le pietre in numero dispari: ebbene, io consiglio di fare uno sforzo per comprare una fedina da cinque o da sette diamanti, ma non da tre!!!!! meglio un diamante solo!!! o ancora, con quel denaro, meglio una bella ametista o una bella acquamarina che non sia sbiadita come le tante che vengono rifilate alla gente anche per un migliaio di euro.

   Insomma, il gioiello è  un mondo particolare che riassume e concentra tante arti e tanta cultura, perchè si lega e assorbe le caratteristiche della sua epoca  e le rimanda negli anni futuri. Come un quadro, come una scultura. E per capirlo, ci vuole un pò di preparazione. Non bisogna farsi abbagliare dalle mode nè farsi trascinare dall'emulazione.......a meno che non si sia ricche sfondate! Per le persone normali, secondo me, esso richiederebbe l'attenzione che si usa quando si decide di comprare una macchina, e ci si informa ben bene  su tutto quello che offre il mercato.

   Troppo spesso il gioiello è affrontato con leggerezza, scelto con superficialità, e va a finire nel fondo di un cassetto quando un nuovo "oggetto del desiderio" prende il suo posto.

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martedì, 31 ottobre 2006

AVVISO AI NAVIGANTI (del Web...)

   il seguente post è riservato alle donne che amano i gioielli!

 

 

  Quando stavo per compiere 18 anni, nel gennaio 2003, cominciai a lavorare nel settore dei gioielli.

  Era gennaio, da poco erano arrivate le forniture di anelli da fidanzamento poichè si avvicinava San Valentino: e quelle pietre accecanti mi fecero innamorare!!! Fu facile appassionarmi a questo particolare lavoro. E poi, in quel periodo, si parlava molto di Fawzah Gruosi, il gioielliere che era riuscito a imporre i diamanti neri: aveva cominciato anche lui a diciotto anni come commesso, ed era arrivato ad avere fama mondiale nel settore! Pensai davvero di aver trovato il "mio" lavoro, quello che potevo fare meglio e che mi poteva davvero prendere del tutto.

   Era facile vendere quegli anelli, anche perchè nella gioielleria a due passi da Piazza San Marco dove lavoravo, non venivano gli impiegati con la tredicesima conservata per convertirla nel diamante di fidanzamento per le loro ragazze. Avendo una clientela di buon livello, il lavoro di vendita era semplificato e così ebbi un positivo impatto con quell'ambiente: oggetti meravigliosi e interlocutori disponibili, il massimo per una commessa!

   Non comprai mai niente per me, anche se avrei avuto delle condizioni favorevoli: pensavo e penso, infatti, che un gioiello importante lo si debba ricevere in regalo. L'oggetto prezioso non deve avere solo il suo valore intrinseco, ma deve venir caricato di un significato particolare, rappresentare un momento della vita e l'affetto di chi lo regala.

   Detto questo, io considero le firme in voga (Salvini, Damiani, Re Carlo, Kiara, Miluna ecc) poco più di bigiotteria. Sono gioiellini industriali, buoni per illuminare un maglione o una giacca, ma solo troppo diffusi e anche se costano quattrini non hanno quell'aura che dovrebbe avere un gioiello "serio". Certo, lo so che per esempio Damiani ha creato anche "Firework" e "Onda Marina",  un anello e un bracciale che sono stati premiati come creazioni eccezionali, ma a livello -diciamo- quotidiano, le cose che vendono sono di poco interesse.

   Per esempio, un mese fa mio marito mi ha regalato un cuore d'oro bianco di Salvini, bordato di brillantini e con una catenella sottile sottile: molto carino come dono per il primo anniversario di matrimonio, ma non lo chiamerei un gioiello. Intendiamoci: non dico che la parola vada applicata a oggetti dai duemila euro in su, non ne faccio una questione di prezzo. Ma la parola dovrebbe designare un oggetto unico, artigianale, o difficile da trovare, o d'epoca; non questi oggettini diffusi capillarmente e alla portata di tutti. Oppure, dovrebbe designare un oggettino nobilitato da un nome veramente prestigioso: come le fedine trinity di Cartier o gli anellini a foglie d'oro di Buccellati.

   Se guardo il mio portagioie, vedo che è riempito all'insegna del numero due:  due anelli, due collane, due paia d'orecchini, due orologi.

   Gli anelli sono il diamante di fidanzamento di mia madre, e quello mio.  Ho voluto il mio con una pietra che fosse perfettamente assortita a quella di mia madre: e questo, per un motivo che spiegherò più avanti, nei criteri di scelta che dovrebbero guidare quando si compra un gioiello importante.

   L'anello di mia madre è in oro bianco con due bande di diamanti a baguette laterali, e una pietra tagliata a brillante nel mezzo.  Il mio, è quanto di più semplice ed essenziale si possa trovare: soltanto oro bianco e la pietra montata con sei graffe. I due diamanti hanno le stesse caratteristiche nelle quattro "C": clarity, cut, color, carat. Un carato di peso, taglio identico a brillante, stesso grado di purezza, stesso colore.

   Ci sono poi due collane,  ereditate dalla mamma: due fili di boules (cioè palline) di 10 mm  di diametro,  in  corallo di Torre del Greco, e in turchese iraniana. Io personalmente non considero nemmeno le palline di diametro inferiore agli 8 mm: troppo piccole, anche per l'ambra o il lapislazzulo. Una collana deve spiccare, caspita!!!  Il corallo di Torre è il migliore del mondo, e così la turchese persiana: ormai mi risulta che si possa avere solo di contrabbando, però la turchese del Sinai e quella americana non le stanno alla pari. La turchese migliore deve sembrare ritagliata in un cielo di primavera, senza la minima impurità, senza la minima screziatura di colore più scuro.

   L'unico limite di queste due belle e semplici collane, è che si possono portare da maggio a settembre e basta: sono troppo schiettamente estive. Tanto vale -se si vuole una collana- comprare delle perle, che si possono portare tutto l'anno: attenzione, purchè dal pomeriggio in poi e purchè sulla pelle! Molti le indossano sopra i lupetti o i twin set, ma non sono d'accordo: sono più sexy posate sulla pelle nuda. Quanto al prezzo, comprare del buon corallo o della buona turchese costa circa quanto comprare perle: e allora...!

   Una volta mi mandarono a portare una scatola con un filo di corallo pelle d'angelo (rosa pallido) a una vecchia ricca; la collana costava sui dodicimila euro. Pensavo fosse per lei stessa, ma la vecchia mi disse che l'aveva presa per la sua nipotina, che faceva la comunione. Ecco, io trovo folle sprecare tanti soldi per una ragazzina: meglio aprirle un libretto di banca con diecimila euro, poniamo, e con i restanti duemila regalarle un viaggio a Disneyland-Parigi.

   Gli orecchini, poi, sono un paio di Chopard  regalatimi per i 18 anni dagli zii di Venezia (mi regalavano sempre cose in coppia, come mocassini e cintura oppure pigiama e vestaglia) e sono due cornicette d'oro bianco che circondano due vetrini, in mezzo ai quali si muovono due diamanti sciolti. E' questa la caratteristica di Chopard, fare i gioielli con diamanti ballerini nel mezzo. Fino a raggiungere l'eccesso dell'orologio estivo, coloratissimo, con tre pesci di brillanti che saltellano nel quadrante.

   Questi orecchini sono portabilissimi e infatti li tengo quasi sempre. Gli altri, invece, sono totalmente diversi e li porto pochissimo: infatti la roba veramente vistosa non fa per me.  Mi sono stati regalati un anno fa per il matrimonio, da un'altra zia e sono d'epoca: anni '40, credo. Un paio di "chandler", genere tornato prepotentemente di moda, tempestati di rubini di seconda qualità che in fondo formano una frangia luccicante di cinque pietre a navetta (taglio allungato, a chicco di riso) e nel mezzo portano un topazio mandarino così vivido che a prima vista sembrava un'opale di fuoco.

   Peccato che li porto poco, ma sono ideali per un'occasione tipo Natale, Capodanno, o serata galante con un tubino nero di velluto.

   Gli orologi, infine, sono solo due (per ora!) e non meritano l'onore e l'onere di una scatola tutta per loro. Il primo è un Gucci, e riflette il mio concetto di prima: costa solo settecento euro, ma il nome lo nobilita. Me l'ha regalato mio fratello tre Natali fa, ha un quadrante stretto e allungato, ovale alle estremità, con un foro da cui parte il bracciale a catena. Più tardi, Moschino ha ripreso questo design e ne ha fatto una versione più grande e più volgare.

   Ma l'orologio originario è molto fine e sbarazzino, esiste anche nella versione con il laccio di caucciù, e va bene per il mio polso perchè ho l'ossatura minuta, inadatta a orologi vistosi.

   Anche il secondo orologio è piuttosto piccolo: un Jaeger Le Coultre Idéale, la più fulgida gemma del mio portagioie! E' il regalo dei genitori di Giorgio per il mio matrimonio.  Un orologio che esiste in molte versioni, dalle più modeste alle più sfrontate; il mio si avvicina al massimo della modestia, un bracciale d'acciaio fissato alla cassa dell'orologio da quattro graffe tempestate di diamanti. Il quadrante, rettangolare, è in madreperla  e soltanto il 12 e il 6 sono indicati da numeri arabi. E' un orologio di una bellezza strepitosa, basta da solo a "rifinire" un outfit, e il bello è che sta bene tanto la sera a teatro, quanto di giorno con una longuette nera e una camicia bianca. Certo, richiede un minimo di abbigliamento elegante, ma non è assolutamente impegnativo come lo diventa nelle sue versioni più complesse.  E comunque, questo cosino in acciaio vale oltre i quattromila euro.

   E basta, per ora.....il mio portagioie non ha altro!

   tutto il resto è bigiotteria....

   a più tardi per la seconda parte del post!

  

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venerdì, 27 ottobre 2006

BUON WEEK END A TUTTI!

soprattutto a Walchiria, che si è fatta male al ginocchio!!! povera ragazza chissà quanto soffre...io sono stata operata a un ginocchio alcuni anni fa e lo ricordo come un periodo orribile, non tanto per il dolore quanto per il disagio continuo di usare le stampelle, fare le scale, piegarsi, alzarsi, muoversi!

   BISOGNEREBBE SEMPRE STARE BENEEEEE...

   Qui fa così caldo che lavoro con la finestra aperta!!! però il cielo è coperto di nubi, mentre invece le previsioni Meteo di Virgilio dicono che tutta l'Italia è in pieno sole,  e pure il Friuli Venezia Giulia, e pure le previsioni della provincia di Trieste dicono che oggi c'è un sole perfetto tutto il giorno....e invece non se n'è visto neppure un raggio, come mai???? spero che migliori presto...e soprattutto ci sia sole nel week end.

   Programmi? soltanto un giro di tutto il giorno a Udine e a Gorizia, così per tastare il polso delle altre città vicine e rivali (i triestini e i friulani si odiano, pare idiota ma tant'è)  e poi niente, una cenetta in casa e la domenica dedicata alle pulizie (per me)  e a un giro in barca (per lui e i suoi amici). Un nostro amico ha preso un colpo, in barca, così atroce che il polpaccio gli si è rigirato davanti e se lo è trovato quasi sullo stinco: uno stiramento muscolare pauroso, ora è come azzoppato!!!!

   BASTA....BUON WEEK END E CHE TUTTO VADA PER IL MEGLIO!!!

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mercoledì, 25 ottobre 2006

Grufn grunf.....mi sto facendo l'agenda per i prossimi due mesi!

   Non è un'esagerazione, è che saranno i mesi più "mondani" dell'anno, soprattutto dicembre.

   Comincio già ora, perchè bisogna sapere che il 3 novembre è festa del Patrono in questa città, per cui il giorno 2 che è lavorativo, NESSUNO lavorerà e tutti già stanno studiando come impiegare un megaponte di cinque giorni!!!

   Mio marito mi ha detto se vogliamo andare a Praga, dove ci siamo messi insieme due anni fa. Ma a me farebbe piacere andare in Croazia, nella casa del nonno, esattamente come un anno fa: avevamo passato quattro giorni stupendi, mangiando e dormendo, giocando a carte con i pescatori, bevendo vino genuino e passeggiando nella gariga deserta.

   I suoceri, megalomani, se ne andranno tutta la settimana a Londra partendo già sabato (ma in effetti quest'estate non hanno fatto ferie, se non i week end nella casa al mare) anche se sta cominciando già il periodo più intenso del nostro lavoro. Del resto, non si può lavorare se tutti pensano al Ponte e già lunedì e martedì  si verrà a lavorare languendo sulle scrivanie, con la mente altrove!

   Poi, a metà novembre, avremo un viaggio a Roma e un viaggio a Bergamo per una festa di compleanno dei ragazzi con cui ero al mare quella settimana fra giugno e luglio (raccontata qui).  Poi, a inizio dicembre, dovrò assolutamente andare a Brescia per la festa della mia madrina (l'altr'anno avevo raccontato che la sua festa era culminata con cinquantenni che si facevano canne mentre io, in effettiva età da canne me ne andavo a dormire).

   A metà dicembre ci sarà la grande cena aziendale;  io e un paio di impiegate saremo le addette all'organizzazione, che non si può delegare tutta al ristorante; si farà nella settimana precedente a Natale, sperando che i dipendenti non siano decimati dall'influenza come l'anno scorso.

   E alla fine, DA-DAAAA!!! io e Giorgio stiamo pensando a una mega-super vacanza natalizia, lontani da parenti e obblighi familiari: lui quest'anno ha avuto DUE SOLE SETTIMANE di ferie, una a Carnevale (eravamo andati - su sua pretesa!- al Carnevale di Venezia, una festa in un grande albergo che costava 350 euro a cranio ma non impressionatevi....la migliore festa di Venezia, "Il Ballo del Doge", costava ben di più e oltretutto gli invitati erano implacabilmente selezionati) e poi ha avuto una settimana in giugno, quando siamo stati in Grecia. Perciò ora avanza parecchi giorni, e vorrebbe fare due settimane nei mari caldi: Oceano indiano, probabilmente.

   Ieri ha portato a casa dépliants sulle Seychelles e sulle Maldive, i soggiorni di 14 giorni in realtà sono di 10 giorni perchè il viaggio prende due giorni all'andata e due al ritorno (a causa dei fusi orari, più o meno) ma sta vaneggiando anche sulle Isole Fijdj o sulla Nuova Zelanda (vista nei film del Signore degli Anelli).

   Io non ho opinioni in merito, scelga pure lui....l'unica paura è il ricordo dello Tsunami. E poi, un pò il fastidio di partire quando c'è la partenza di massa di tutti i turisti europei. Preferirei andare in vacanza a meta gennaio o febbraio, ma lui deve esaurire le ferie entro l'anno.

   Siamo ancora in ottobre, ma già si pensa dunque alle ferie natalizie!  E del resto, in questa città per assurdo che possa sembrare, già i negozi cominciano a vendere palle di vetro colorate e festoni di carta argentata! e pensare che oggi fa CALDO, io sono in mini di jeans e t-shirt di Denny Rose con maniche corte.

   Appena ho tempo, parto con il post sui gioielli che ieri questo Splinder del cavolo mi ha cancellato, appena ho tentato di inserire una foto pescata su internet!

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martedì, 24 ottobre 2006
era una prova....ma non viene il link??? uffa! rinuncio.
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martedì, 24 ottobre 2006

NON CI POSSO CREDEREEEE....

mezz'ora che scrivevo un post su gioielli....scrivevo così di gusto....sigh!!!

  poi ho voluto tentare di inserire un'immagine da Internet....un orologio...sigh.....e non so come, tutto il testo che avevo scritto è SPARITO....NON LO TROVO NEANCHE SU CRONOLOGIA....

   ma porca miseria

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lunedì, 23 ottobre 2006

Ieri sera tardi a me e Giorgio è capitato di vedere, alla TV, il filmato del litigio tra l'Imam di Segrate e Daniela Santanchè. Siamo rimasti senza parole.

   Stamattina l'ho rivisto al telegiornale e ho sentito le prime reazioni del mondo politico....curiosamente, più veementi di quato non siano state le deboli parole a difesa del Papa dopo il discorso di Ratisbona. Ho comprato alcuni quotidiani, e ho letto i dettagli della vicenda e le prime opinioni in merito.

   L'Imam di Segrate, autoproclamatosi, è colui che pochi giorni fa affermava: "tra dieci anni, l'Islam sarà entrato nel cuore di tutti in Italia!" il che sottintende che vorremo tutti quanti convertirci. E, otto anni fa, si è buscato una condanna a cinque mesi perchè (lui è medico) nell'ambulatorio annesso alla Moschea di Segrate, si praticavano clandestinamente CIRCONCISIONI FEMMINILI approfittando del vuoto legislativo dell'epoca!

   E lui osa dare contro alla Santanchè, insultarla, offenderla, parlarle con violenza, perchè gli sta sullo stomaco che lei abbia pubblicato l'estate scorsa quel libretto, "La donna negata", che io ho letto attentamente due volte, in cui si espone una serie di fatti e notizie di cronaca - non opinioni e fantasticherie personali della Santanchè! - su come vivono le mussulmane trapiantate in Italia. A parte le note situazioni di reclusione, intimidazione, percosse, violenze domestiche, imposizioni dell'abbigliamento halal eccetera,  vi è diffuso tra loro un analfabetismo dell' 85 % (ufficialmente riconosciuto nella misura dell' 80 %, già enorme)  che viene coltivato perchè le donne non possano spulciare il Corano, alla ricerca - inutile- delle sure che impongono di portare il viso perennemente velato e di circoncidere le bambine.

   E questo individuo osa insultare l'autrice di questa ricerca, che da tempo si dà da fare per aiutare le donne islamiche a migliorare la propria condizione. Un'autrice che poi è un personaggio politico, non una privata cittadina, la cui voce esprime il pensiero di tanta parte degli italiani ancora non soggiogati dal mito del multiculturalismo. E' noto che la violenta riprovazione di un capo religioso, suscita nella comunità dei fedeli islamici il desiderio di far fuori  colui che ne è l'oggetto: ecco perchè non occorre nemmeno emanare una fatwa!  Si può sempre trovare l'esaltato che vada ad ammazzare la Santanchè oppure il suo bambino, come lei teme. E le hanno dato una scorta.

   E questo accade in Italia, sul suolo italiano, dove dovremmo essere padroni di esprimere un pensiero o una critica a quello che si mette in contrasto con la nostra legge e la nostra Costituzione.

   Questa storia mi ha fatto una rabbia enorme. Va ad aggiungersi alla carrellata di vicende accadute in Europa negli ultimi mesi: lo sapete o no, che in Inghilterra gli islamici hanno ottenuto di non far esporre la bandiera inglese nelle feste nazionali da parte dei privati cittadini? tollerano solo quelle "inevitabili" sui palazzi reali e governativi, ma un privato cittadino non deve più esporla per non "turbare i britannici di fede islamica", e questo dallo scorso aprile (festa di San Giorgio). E lo sapete che in Svizzera la sede centrale della Croce Rossa, ha dovuto acconsentire a cambiare il suo simbolo  sui mezzi di soccorso che manda nei paesi Islamici? Gli va bene di accettare medici e medicine e aiuti gratuiti, ma la Croce non la vogliono più vedere.

   Ed è di venerdì scorso, prima pagina del Corriere, la notizia che anche la Somalia è stata dichiarata sotto la "saharia" o legge islamica, dopo il Sudan un paio d'anni fa (e la tragedia del Darfur ne è la conseguenza), e tutti gli altri stati africani della fascia equatoriale, che venti anni fa non erano islamizzati. Così, oltre ai paesi del Maghreb e delll'Africa mediterranea, anche gli Stati sottostanti sono diventati un enorme, immenso tutt'uno  islamico. E questo, invece di terrorizzare l'Europa, accade nella totale indifferenza di tutti.

   Dovremmo aprire gli occhi, per carià, vedere cosa sta accadendo pian piano in Europa,  la morte del regista Theo Van Ghogh, il rogo del Papa in effigie dopo il discorso di Ratisbona, le vignette danesi  (molto blande, oltretutto), il divieto di esporre bandiere inglesi, il cambiamento del simbolo della Crocerossa, la sospensione dell' Idomeneo di Mozart a Berlino per evitare attentati islamici, e ora la diatriba tra l'Imam di Segrate che ci auspica tutti mussulmani tra dieci anni, e la Santanchè  che da ora in poi vivrà con la scorta!

   Altro che vento di pazzìa sull'Europa, di cui parlavo due mesi fa.....io sono esterrefatta che la gente non sia preoccupata da questo incalzare di eventi. E che si parli ancora di "rispettare"  le civiltà diverse, anche quando confliggono con la nostra e dimostrano l'intenzione di sopraffarla!

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giovedì, 19 ottobre 2006

Ehehehehe ragazze.... bunny e atlantide... ci capiamo eh...!

Proprio ieri guardavo il sito di Ferragamo, lo conosco da sempre per le scarpe, solo da poco per le borse. Una commentatrice di Superqueen insisteva molto nel lodre una borsa di Ferragamo in coccodrillo rosso: l'ho individuata, è magnifica come tutto il resto, ma un pò troppo da "signora"!

   Atlantide, vai a vederti il sito di Gucci: la borsa Britt sholuder metal gun. E' bellissima in fotografia, infatti la volevo, ma dal vero mi ha un pò delusa...ce ne sono altre in altre pelli e in patchwork di pitone, stupende.

   Quanto ai foulard, che dire? ne ho soltanto due: un Hermés che naturalmente era di mia madre, con le tipiche immagini di finimenti da cavallo, e in una seta così morbida che è un piacere lavarla a mano! Ho, poi, un foulard in seta lucida di I° Classe, color cacao, con la carta geografica disegnata in marrone: è quella griffe che ha fatto la sua fortuna partendo dalle borse stampate a carta geografica, per poi allargarsi a: felpe, berretti, scarpe sportive, zainetti, valigie ecc.  e perfino foulard.

   Ho anche una sciarpa di seta opaca, sempre I° classe, che porto d'inverno svolazzante attorno al collo, e d'estate allargata come una pashmina se la sera fa freddo in un cinema all'aperto o in una pizzeria: questa è meno impegnativa del foulard, è beige, con la carta geografica stampata in toni azzurrini. Sta bene con tutto, dalla camicia jeans ai top paillettati.

   Tutti qui i miei foulard!!! 

   Devo darvi la notizia del giorno: sono sola a casa, perchè mio marito è a Roma fino a domani sera. Ieri, sentivo il desiderio di lavarmi i capelli ma non avevo shampo (prima volta in vita mia).  Lo shampo di lui è tabù, per questo non l'ho preso....invece, mi sono lavata con lo shampo dei gatti!!!!!! Io ho due gatti, di cui raramente parlo e solo di striscio, ma essendo gatti domestici hanno bisogno di essere lavati in vasca da bagno e con uno shampo apposito. Forse lo fai anche tu, Bunny?

   Insomma, lo shampo felino ha fatto meraviglie e mi ha lasciato i capelli come seta! Non c'era neanche bisogno del balsamo! Yahooooo!!!!

   A domani per un altro post frivolissimo!

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mercoledì, 18 ottobre 2006

Le mie scarpe mi sono care non tanto come oggetti di venerazione, ma per la "storia" che alcune di loro hanno.

   Premesso che tre anni fa, in piena stagione di punte aguzze e tacchi a spillo, io scoprivo le creazioni di Pura Lopez (rasoterra, punta stondata) e me ne compravo tre paia, io con le scarpe non seguo da vicino l'ultimissima moda.

   Per esempio ho le All Stars e scarponcini Nerodisole, ma non ne vado pazza. Preferisco una bella scarpa come dio comanda.

   Ci sono, poi, un paio di firme che ammiro molto ma non vorrei per me: prime fra tutte "SHY", timida, che di timido non hanno un bel nulla: sono scarpe sfacciate e aggressive, molto ornate,molto colorate e smart, con tacchi grossi e alti, e ci sono anche stivali da 700 euro in pelle di camoscio lavorata come un pizzo: cose bellissime ma non per me!

   Oltretutto, io ho il "problema" della statura, e di un marito che ha solo sette centimetri più di me: non voglio apparire più alta di lui, perciò non porto più tacchi vertiginosi: ai tempi del moroso precedente, li portavo in tutta tranquillità perchè lui era un "gigante" con 18 centimetri più di me.

   Le prime due scarpe piene di ricordi, sono legate proprio a lui: torniamo indietro nel tempo, al San Valentino del 2003. Io, diciottenne, lavoravo da un mese soltanto. Lui, lo conoscevo dall'estate precedente ma non si era mai "fatto avanti", benchè io lo incoraggiassi a volte con un atteggiamento molto flirty.

  Quel giorno di San Valentino, nessuno mi aveva fatto gli auguri: soltanto un amico gay, ma non contava. Altre amiche mie, avevano ricevuto dozzine di SMS da parte di corteggiatori e di amici!!! solo io avevo il display vuoto. Ero molto triste, neanche una parola da parte di questo tipo..... alle sette di sera, poco prima della chiusura del negozio, stavo tristemente davanti alla vetrina pensando alla serata vuota che mi si prospettava. 

   E d'improvviso lo vidi arrivare in fondo alla strada, e mi sembrò che fosse arrivato un dio in terra, e corsi fuori senza nemmeno avvertire il mio capo....faceva un freddo boia, quel freddo umido di Venezia, io indossavo i tronchetti di Vic Matié con il tacco altissimo... e scivolai sul lastrico. Avevo una gonna di pelle nera e un maglioncino, non avevo messo neppure il giaccone. Piombai a terra col sedere, mentre avrei voluto corrergli incontro come nei film.

   Però andò tutto alla grande, non mi ruppi l'osso sacro, non spezzai gli stiletti, lui era venuto apposta per farmi una sorpresa e alla fine della serata mi regalò un cavalluccio marino in oro.  Due giorni dopo ci mettemmo insieme (finalmenteeeeeee!)

   Ecco, quei tronchetti neri con i tacchi alti e sottili mi ricordano sempre quella lontana serata di febbraio.

   Altre scarpe legate a questo fidanzato:  sandali di René Caovilla, il Manolo Blahnik italiano (secondo me). Aveva il negozio di Venezia vicino a dove lavoravo io. Le cose che vedevo esposte in vetrina erano indescrivibili per quanto erano belle.  Ora, i suoi sandali estivi sono scopiazzati dappertutto e si comprano con meno di cinquanta euro. Al mio moroso di quella volta, facevo sempre la testa come un pallone quando mi veniva ad aspettare fuori dal negozio; alla fine, dopo un anno e mezzo, mi comprò un paio di fantastici sandali color rubino con l'allacciatura a serpente attorno alla caviglia.  Erano i saldi di agosto, perciò non si levò il pane di bocca per comprarli.  Alla fine di quel mese, poi, ci lasciammo. Era il 2004.

   Due mesi dopo, conobbi mio marito.

   Quei sandali favolosi dormono nella loro scatola, la tipica scatola di Caovilla  rosso lacca cinese. Li ho messi rarissime volte, anche perchè richiedono un abbigliamento degno di loro! Non sono sicura di me come Superqueen (che ho eletto unilateralmente a mia Maestra) la quale non esita a "inserire un pezzo pregiato in un look trasandato", e se ne va tranquillamente in giro con tutona di felpa da quattro soldi e Speedy Vuitton da quattrocento euro!

   Altre scarpe piene di bei ricordi: un paio di infradito rasoterra di Prada. Quando andai via da Venezia, i miei compagni di lavoro si quotarono e mi presero questi sandaletti bianchi, supersemplici, con un grosso fiore di pelle dai petali bianco-rosa, con una foglia verde marcio. Sono sandali molto nudi, molto graziosi, e i miei compagni furono tanto carini da mettere nella scatola anche una lacca per unghie perfettamente assortita al colore del fiore.

   Lo scorso Natale, come ho raccontato nel mio diario lo scorso dicembre, i miei suoceri mi hanno regalato un paio di stivali e una borsa uguale, anche questi di Vic Matié: esistono in marrone e verdescuro, i miei sono marrone, il design è molto old america e gli stivali sono un pò da cow boy: sia essi che la borsa, hanno un décor di pietre tipo turchesi e corniole (naturalmente finte); non avevo mai avuto niente in stile far west ed è stata una simpatica novità.

   Ma soprattutto, è stato un regalo che ho gradito molto perchè ho capito che i miei suoceri mi avevano accettato, e si erano disturbati a cercare qualcosa che supponevano essere di mio gusto anzichè consegnarmi un regalo di gusto tutto loro. 

   Infine, ci sono gli stivali di camoscio che indossavo il giorno che ho conosciuto Giorgio. Grigio scuro, vellutati, tacco medio ma sottile; non ricordo di che firma, forse "Studio Spiga".  L'anno scorso in questo periodo, c'era stata una fioritura di pagine di diari, in cui tutte raccontavamo il primo bacio a un uomo di cui ci importava molto. Io ho raccontato il "First kiss to my husband", e per capire in che modo c'entrano gli stivali, lo riassumo molto brevemente.

  Ultimo sabato di ottobre 2005: matrimonio di mia zia (secondo). Abbigliamento che avevo scelto: tubino e soprabito in lana leggera, stivali al ginocchio.  Tempo: straordinariamente bello, col passar delle ore caldissimo!  Tutte le invitate erano sconvolte:  si indossavano abiti autunnali, ovviamente, ma il termometro era sui ventotto gradi!  Durante la cerimonia io con gli stivali soffrivo da cani, poi al ristorante la sofferenza era diventata un dramma. Vicino a me c'era questo bel ragazzo che aveva subito cominciato a marcarmi stretta: Giorgio.

   Visto che il pranzo si svolgeva in centro città, vicino a casa mia, gli dissi a un certo punto che avrei fatto una corsa a casa per mettermi scarpe leggere: lui decise di venire con me, corremmo fuori tenendoci per mano, le nostre ombre volavano davanti a noi come un volo nuziale. In quel momento ebbi il presentimento che sarebbe accaduto qualcosa di importante fra me e quello lì!

   Andammo a casa mia, io sedetti sulla vasca da bagno con i piedi nel bidet pieno d'acqua fredda, mentre Giorgio esplorava la mia scarpiera per scegliermi scarpe di suo gusto! Come se ci conoscessimo da secoli!

   Ecco, quegli stivali mi sono cari per questo motivo...anche se sono poco pratici, più decorativi che altro: non posso metterli con la pioggia perchè si macchiano, non posso metterli se ho in programma di bere perchè traballo (tacchi sottili!).  Insomma, restano come un cimelio "ad memoriam".

   Tutto qui il mio rapporto con le scarpe!!!!  Le amo come cose belle, certo, ma le conservo e le guardo con tenerezza come si guarda un oggetto che ti ha accompagnato in un momento felice.

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martedì, 17 ottobre 2006

Prima ho scritto, divertendomi un mondo,  un post dedicato alla moda per far piacere a Bunny ("Quasimamma"), visto che ieri mi ha lasciato un commento quanto mai carino e incoraggiante!

   Ora cerco di riscriverlo, non mi verrà così bene ma ci provo.

   La diarista che ammiro tanto, Superqueen, ha nel suo blog una rubrica intitolata "Cosa si nasconde nel mio armadio": vorrei quindi, come modesta epigona, scrivere un paio di post dedicandoli all'armadio mio. I non interessati all'abbigliamento e agli accessori sono invitati a passare oltre! Ciaooooo...

  Cominciamo parlando di borse: sono l'accessorio che preferisco, più delle scarpe o dei guanti o dei foulard, che pure sono oggetti di passione per tante donne.

   Nei giorni scorsi, Superqueen ha pubblicato un post corredato da tante immagini e veramente sbalorditivo: era dedicato a tale Lucia,  sua amica che ha una collezione sorprendente di borse all'ultimo urlo. Le foto ritraevano una decina di borse e wallets (portafogli grandi) che mi hanno sbalordito per due motivi: il costo totale, che ho calcolato oltre i diecimila euro, e il fatto che fossero pezzi (secondo me) troppo 2005-2006 per essere validi tra qualche anno,  per non dire del fatto che alcune borse sono scelte non solo nello stesso modello, ma nello stesso colore con lieve variante! tipo, due bianchi (bianco puro e bianco sporco, ) nonchè grigio chiaro e grigio scuro!

   La ragazza in questione, Lucia, si è comprata una decina di borse soltanto di Balenciaga e di Chloè, la mitica Motorcycle della prima  e il mitico bauletto con grosso lucchetto della seconda, declinate in varie misure e versioni, nonchè colori. Io, se avessi diecimila euro da spendere in borse, diversificherei moltissimo partendo dai tre modelli che sogno di notte e di cui ho parlato ieri: tutti e tre sui novecento euro, ma profondamente differenti l'uno dall'altro e non della stessa firma. Mah, insomma, ognuno spende i suoi quattrini come meglio crede...

   Una diarista ha lasciato un bellissimo commento: "Voglio andare a vivere nell'armadio di Lucia!"

  Nel mio piccolo, il mio reparto borse è così composto: quattro borse ereditate da mia mamma, due borse regalate,  quattro borse comprate da me. Oltre ad alcune borsette irrilevanti, tipo zainetti Zippo di plastica e Lacoste pure di plastica.

   Le borse ereditate da mamma sono le rappresentanti più nobili del gruppo. La prima, è una "Lady Dior" creata per Lady D.,  la principessa del Galles, una decina di anni fa. E' una borsina bianca a mano, con piccoli manici, matelassé, con un gruppo di charms che pende dall'anello con cui il manico è fissato alla borsa: i charms sono lettere di cristalli, D-I-O-R.

  Questa borsetta l'ho portata nel giorno del mio matrimonio, perchè bisognava seguire la tradizione indissando una cosa vecchia, una cosa nuova, una cosa prestata,una cosa blu.  La cosa blu era la lingerie, la cosa prestata erano orecchini di perle prestate dal mio datore di lavoro (un gioielliere, come qualcuno si ricorderà) la cosa nuova era l'orologio pazzesco retalatomi dai suoceri, un Jaeger Le Coultre Idéale (ho tentato di fare il copia-incolla dai "Preferiti" dove ho salvato la sua immagine, ma cavolo non ci riesco!!!! vedere su Google, please....) e la cosa vecchia era, appunto, la borsa della mamma -fresca come nuova, quasi mai usata- che stava benissimo col mio vestito da sposa, un tailleurino corto in seta mikado giapponese.

   Altre borse ereditate, sono due Mombasa di Saint Laurent: una nella versione con il corno di antilope sul manico, l'altra nel modello "fringle" con doppia frangia e manico ad anelli intervallati da listelli di pelle. La prima è una shoulder, cioè si porta a spalla e stretta sotto il braccio; la seconda, è una tracolla in suéde turchese, ed è straordinariamente bella ed attuale in estate: sta benissimo con il pareo, fa davvero tanto Africa!

   Ultima eredità, una Tod's prima maniera: il modello base a quattro riquadri di cuoio fissati da rivetti metallici, da cui si sono evoluti gli altri successivi modelli di questa firma sportiva e bellissima.

   Della Tod's, ho un'altra borsa handbag comprata da me tre anni fa, appena arrivata a Trieste: ho preso borsetta e mocassini uguali, scamosciati e color carta di zucchero. E questa è la prima comprata con le mie forze. Poi, ho preso l'inverno scorso una "The Bridge" color tabacco, tracolla, con quell'odore di pelle vera che è migliore di qualsiasi fragranza profumata. Terza borsa, una Andrea Mabiani  in fior di vitello color burro, che nasce come borsa f / w (autunno-inverno) ma io la porto anche d'estate se mi va! comperata ai saldi in gennaio, a metà prezzo.

   Quarta borsa, anche lei a metà prezzo, una Francesco Biasia presa in agosto (ne avevo parlato su questo diario) che costava 400 euro, comprata al 50%: altrimenti non l'avrei mai presa, perchè è solo un cestone di listelli di pelle intrecciati ma non come le borse di Bottega Veneta, bensì un intreccio molto più complesso e visivamente bello. Inoltre, all'interno è rifinita in modo superbo.

   Come si vede, queste quattro borse sono tutte al di sotto dei 400 euro, perciò non di lusso come quelle di mia madre.

   Le due regalate, sono una "Lola" di Burberry (il bauletto piccolo a sezione rotonda, con manici corti) nel colore classico beige a righe rosse e nere, regalatami da mio fratello Jacques per il diciottesimo compleanno, accompagnata da un biglietto "Che questa sia la prima di tante borse inutili e frivole!".

   L'altra, è una sacca di pitone color banana, semplicissima e stupenda. Non ricordo la griffe; me l'ha regalata mia zia un paio di Natali fa, la porto estate e inverno, è delicata (non deve prendere pioggia) ma bellissima e leggerissima, caratteristica questa che è tipica delle borse in pitone. Costa molto, perchè una volta ricevuta mi sono preoccupata di informarmi sul suo valore: è una mia abitudine, per ricambiare sempre adeguatamente i regali che ricevo.

   Come si vede, il mio parco-borse è relativamente modesto rispetto alla collezione di Lucia a base di Chloé  e di Balenciaga, e certo molto meno attuale: però ne sono molto fiera, e non le strapazzo come quelle che hanno la Birkin e ostentano di portarla spalancata, piena zeppa di ammennicoli.

   Il prossimo Natale, confido che il reparto borse si arricchirà di una nuova "sorellina", scelta fra le tre che svolazzano nei miei sogni di quasi-fashionist:  la Mirage di Desmo, o il bauletto di Scervino, o la Velvet di Malo di cui parlavo nel mio ultimo post. Ero tentata di farmi regalare la "Brit", una guccissima shoulder di Gucci (ho la sua immagine nei "Preferiti" ma non riesco a trasferirla qui, cazzo!!!) in color gun-metal, cioè canna di fucile come diremmo noi: ma l'ho vista dal vero nell'unico negozio dove la vendono qui a Trieste, ed è meno bella che su Internet: perciò, niente!

   E basta per oggi, il prossimo post lo dedicherò ad altri misteri dell'armadio....senza dimenticare scarpiera e portagioie.

postato da: Ombraserena alle ore 10:32 | Permalink | commenti (3)
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