Aria di crisi familiare.
Grande crisi.
Ieri verso mezzogiorno è arrivata in ditta mia suocera, tutta elegante. Ho già notato che quando le si prospetta una situazione spinosa, si veste particolarmente bene come ad attingere forza dai suoi vestiti. Attribuisce a un certo tipo di abiti, evidentemente, la capacità di esprimere autorevolezza e anche un potere intimidente, e forse non ha tutti i torti.
Mi ha convocato nella sua stanza, e io mi ci sono recata temendo il discorso sgradevole che puntualmente è avvenuto. Mi ha rovesciato addosso tutti i luoghi comuni che mi aspettavo, con in più una virulenza superiore a quella che temevo.
"Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te......" e infatti, "te go dà, te go fato" è addirittura un modo di dire dialettale: non ci si sfugge.
"Ti ho accettato fin dal primo giorno come una figlia........" beh grazie, ok, ma questo non sarebbe il dovere di ogni suocera?
"Io alla tua età non mi sognavo di avere le cose belle che hai tu" e allora? è colpa mia se sono nata in un periodo storico-economico più felice del suo?
"Io alla tua età non sapevo neanche dove sono le Seychelles" e allora? non lo sa nemmeno adesso, tant'è vero che le confonde con le Maldive, neanche fossero contigue.
"Io mi sono comprata la prima Vuitton a 40 anni" ....uffa 'ste Vuitton!!!! giusto l'altra settimana vi è stato un "litigio" su un blog di moda che frequento, perchè si diceva che ormai ce le hanno anche le serve e la Vuitton non è più un simbolo di lusso.
"Hai sposato un giovane di famiglia agiata e con buone prospettive", cazzo lo so, ma forse che io vengo dagli angiporti?????? mio padre era pari a loro, mia madre guadagnava più di mio marito, e tutti e due erano superiori a tutto il clan di mio marito per cultura -che alla fin fine vale più dei soldi-.
"T'ho raccolto e t'ho dato un lavoro quando eri disoccupata", verissimo, grazie, ma la "colpa" è solo mia che ho sbagliato a non impegnarmi per cercare un lavoro di mio gusto, magari mettendoci dei mesi.
"Vorrei fare di te il mio braccio destro, visto che mio figlio non s'interessa del nostro lavoro" braccio destro? ma se già dispone di me come le aggrada. Quattordici mesi che lavoro qui, senza neanche UN SOLO GIORNO DI ASSENZA, NON UNA MALATTIA, NADA DE NADA, faccio cose che non sono nel mio mansionario, passo a saldare il suo parrucchiere e a portarle il pastore tedesco dal veterinario.
"Se tu ti appassionassi al tuo lavoro, con noi avresti prospettive davvero valide"....e qui ti voglio, la passione per un lavoro sorge o non sorge, non si può suscitare a comando, soprattutto facendo sventolare una busta paga più pesante come una carota davanti all'asino.
E, per finire...."Ora dimmi se quel che hai detto al pranzo di Pasqua è vero, o era solo pour parler. Se l'hai detto tanto per dire, mettiamoci una pietra sopra e amen. Se è veramente una tua intenzione, è meglio che te ne vai fin d'ora, e sia chiaro che se ti va male, una posizione per te qui dentro non ci sarà più".
E allora cosa dovevo fare??? a quel punto stavo piangendo miseramente, lo confesso, anche perchè ho preso un mezzo raffreddore lunedì (eravamo a fare il primo bagno di sole, momento tipico in cui si pigliano infreddature) e bastava poco a far traboccare le lacrime dai miei occhi.
Inoltre, non ho alcun progetto preciso perchè - anche se ci penso da due mesi - non sono andata a parlare col proprietario di quel negozietto che avrei voluto prendere, nè mi sono informata di quanto verrebbe a costare tutto l'ambaradan. Per cui non potevo sbatterle davanti un progetto accurato e convincerla che so quel che faccio, e ho una strada precisa da seguire.
Eppure, messa alle strette, mi sono detta: ora o mai più. Ora, oppure tra dieci anni sarò ancora qui a fare le stesse cose di oggi - perchè di sicuro lei, tra dieci anni, sarà ancora in vetta - per cui ho detto:
"Ok, non litighiamo, io le sono grata di tutto (dopo due anni le dò ancora del lei) apprezzo tutto quello che avete sempre fatto per me, però è vero che non voglio più lavorare qui".
A questo punto, la suocera è diventata un'orchessa mentre io rimpicciolivo sempre di più. Voleva chiamare suo marito, poverino che è sempre tanto buono con me, ma io mi sono alzata e ho fatto per uscire. "Se esci da questa porta, esci anche da quella principale e libera la tua scrivania", ha sibilato l'orchessa. E così ho fatto.
Sono uscita in una splendida giornata di sole, sono andata un po' a casa, poi sono uscita di nuovo a cercare "Shopping con il baby" di Sofia Kinsella che doveva uscire oggi nelle librerie: so che sarebbe stato un antidoto al malumore, quella scrittrice è troppo simpatica. Ma per dispetto, nessuno lo aveva ancora messo in vendita. Sono rientrata a casa, e ho aspettato che tornasse mio marito.
Lui si è mostrato preoccupato e seccato, non disponibile a fare da paciere con i suoi genitori, e sostanzialmente mi ha detto tre cose: 1) "se vuoi fare affari, non usare soldi tuoi ma vedi di farteli prestare" 2) "se vuoi un'attività con speranze di guadagno, apri una rivendita di pane o una drogheria, altrimenti il lusso alla prima crisi non lo vendi più" 3) "e i nostri figli? non voglio essere un padre vecchio, non voglio andare a parlare coi maestri delle elementari avendo la panza e la calvizie".
Beh quella dei figli è una cosa a cui ho pensato molto anch'io, avrei più sicurezza e diritti lavorando come dipendente. Il punto 2, invece, è pieno di buonsenso ma se rischio del mio, voglio almeno rischiare per qualcosa che m'interessa!!!!!!!! La prima obiezione, l'ho già sentita: non si fanno affari con i propri soldi, ma bisogna convincere qualcuno a mollarteli: è come un banco di prova, un commerciante "deve" saper convincere il prossimo suo.
Insomma è stata una giornata stressante, mi sono coricata alle nove di sera perchè esausta, e alle tre di notte ero già in Internet perchè mi ero svegliata tra gli incubi. Meno male che ho trovato un blog simpatico, al quale ho lasciato parecchi commenti (vero, capitano di Monte Palomar?)
Ora non so cosa farò, so solo che sono STUFA, atrocemente STUFA DI TUTTO, e darei non so cosa per andarmene via qualche giorno allontanandomi da TUTTI.
Che faccio? corro dietro a Carmen ad Agay, Costa Azzurra, e l'aiuto a rimettere a posto la casa del nonno materno? Vado a Brescia a chiedere ospitalità alla mia madrina? (lei mi capirebbe, ha due negozi e ha messo su il primo COMPLETAMENTE A CREDITO, facendo sacrifici allucinanti) Vado in Corea da mio fratello? (no, troppo lontano, e poi la Corea del Nord ha la bomba atomica e ogni tanto minaccia di farla esplodere). Vado a Roma dalla mia amica Valeria, che non vedo da quasi un anno??? Oppure, il non plus ultra sarebbe andarmene via da sola senza lasciare indirizzi. Non farmi ospitare da nessuno per non dare spiegazioni a nessuno.
Già mi vedo, viandante contro il sole al tramonto, con un fagottino sulla spalla, come in una vignetta.
SONO STUFA DI TUTTO.