Sono andata a vedere "Scusa se ti chiamo Amore".
Vorrei farci sopra un lungo post, ma cercherò di contenermi!
Conoscevo già la storia per aver letto il libro. La saprete già tutti quanti, data la grande pubblicità: una storia d'amore tra una diciasettenne e un tipo di vent'anni più grande.
Bene, non vedo cosa ci sia tanto da ricamare sopra. Il tema è già stato trattato anche in altri film, senza sollevare tanti commenti. Ricordo "L'Ussaro sul tetto", dove a un certo punto si viene a sapere che la donna protagonista era coniugata con un signore di trent'anni più vecchio, che lei stessa, sedicenne, aveva voluto sposare. E c'è nelle librerie una nuova storia d'amore, ambientata nell'Inghilterra del Settecento (salvo errori) tra una quattordicenne e un sessantenne.
Che dire? queste cose ci sono sempre state. Sempre. I rapporti sbilanciati, per un motivo o per l'altro, non sono mica una novità. Il principe e la domestica, il miliardario e la ballerinetta, il vecchio e la giovane, il ragazzino e l'amica della mamma. Lo squilibrio tra i due, porta un pizzico di pepe in più: tutto qui. Mi ricordo fatti storici: nell'Inghilterra al tempo di Enrico VIII, avvenne che un Duca (un Pari del Regno) se ne andò di casa per vivere con la lavandaia che faceva il bucato alla sua famiglia. Avvenne anche, nello stesso periodo, che la vedova trentenne del Lord Ammiraglio, sposasse il portiere del suo palazzo (l'ho già nominata qualche settimana fa!). Più tardi nei secoli, ricordiamoci di Talleyrand il quale a cinquant'anni portò via la moglie di suo nipote: una diciottenne, la duchessa Dorotea di Curlandia, che poi visse con lui per trent'anni finchè, ultraottantenne, egli morì.
Qualche volta, come nei tre casi storici, questi rapporti diventano permanenti e si formalizzano o quasi in matrimoni o convivenze ufficiali. Il più delle volte, invece, svaporano dopo un certo tempo come nove amori su dieci! e allora, a che serve fare tante storie da parte dei genitori e degli amici? date tempo al tempo, non impicciatevi e lasciateli vivere, questi innamorati!
Io ho avuto una storia con un uomo maturo, che è quello che talvolta nomino come "il predecessore" di mio marito. Io avevo 17 anni come la ragazzina dell'attuale film, lui ne aveva quaranta, e per me era ancor più fico di Raul Bova. L'avevo conosciuto in quella terribile estate mentre mia madre era ammalata, nei mesi prima che morisse. Andavo tutti i giorni da lei, rincasavo nel primissimo pomeriggio, prendevo la roba da bagno e andavo al Lido in vaporetto.
Arrivavo verso le due e mezza, i biglietti venivano venduti indicando il numero dell'ombrellone e del lettino abbinati, per cui alcune volte di seguito arrivai in contemporanea a quest'uomo molto attraente e tutto solo, come me. Ci toccavano in sorte due posti vicini, per cui fu abbastanza naturale cominciare a chiacchierare. Mi rivolse la parola lui, perchè io -pur non essendo una timidona- non avrei aperto una conversazione con un uomo maturo. Dapprincipio ci vedevamo solo al mare, quasi tutti i giorni: lui finiva di lavorare verso le due, e poi andava in spiaggia. E là arrivavo anch'io.
Se solo avessimo avuto orari diversi, non ci saremmo mai visti. Io stavo attraversando un periodo terribile, e considerai che il Buon Dio mi mandava quell'uomo che mi piaceva moltissimo, perchè mi tirassi un pò su di morale. Ma lui, a posteriori me ne rendo conto, era furbo e prudente: cominciò a telefonarmi quando non fu più stagione balneare, però ci vedevamo pochissimo e sempre in luoghi pubblici. Ricordo un pranzo al ristorante del Peggy Guggenheim, ancora all'aperto, mentre lo fissavo chiedendomi dove volesse andare a parare. Semplicemente, aspettava che compissi 18 anni: prudente, no? non voleva casini.
Finalmente nel gennaio 2003 compii 18 anni e cominciai a lavorare in centro. Lui veniva spesso a prendermi, bellissimo, altissimo (uno e novantadue), con giacconi di pelle da pubblicità del whisky, con uno stile e una presenza che mi estasiavano, non mi pareva vero che si occupasse di me....e da tanti mesi. A 17 anni, sei mesi sembrano più lunghi di quello che sono; e FINALMENTE dopo il mio diciottesimo compleanno, per San Valentino mi portò a casa sua.
Era stato un San Valentino molto deprimente, cadeva di venerdì, e in tutto il giorno non avevo ricevuto che gli auguri di un amico finocchio. Nemmeno lui mi aveva mandato un SMS. Per cui, mi si prospettava una serata solitaria nella casa vuota a meno che non andassi al cinema da sola. Invece, alle 7.30 di sera, lo vidi arrivare nella via dove lavoravo. E tutto cominciò.
Come ho già detto, in quei mesi vivevo sola a Venezia mentre stavamo regolando le questioni successorie e poi vendendo la casa di Dorsoduro. Buttarmi in questa relazione, fu qualcosa di assolutamente meraviglioso dopo tutto quello che avevo passato e che ancora stavo passando. Se avessi avuto qualcuno (tipo stretti parenti o amiche) che mi avesse messo i bastoni tra le ruote, sarei diventata una belva. Una belva, ripeto. Per questo sono dell'idea, che nessuno deve intromettersi tra due che si amano per sindacare le loro azioni.
La cosa andò avanti da gennaio a maggio, poi andai a Roma e ci salutammo -pensavo io- per sempre. Ma in ottobre mio fratello si trasferì all'estero e dovetti tornare al Nord. Venni a vivere a Trieste, dato che avevo una zia e una cugina qui. E in Novembre, per il giorno dei Morti, andai a Venezia per visitare la tomba dei miei genitori. Mi fermai anche il giorno dopo, perchè mi era venuta voglia di rivedere il tipo anche senza palesarmi, ma mescolata alla gente, visto che faceva un lavoro pubblico e potevo dargli una sbirciata senza farmi vedere.
Ma lui mi vide, e tutto ricominciò: da subito. E per subito, intendo che MI PORTO' NEL SUO UFFICIO, chiuse la porta a chiave e ....ahahahah avete presente "Il Rosso e il Nero" di Stendhal?! quando il ragazzo porta la signora nella sua stanza, chiude l'uscio, e quando lo riapre molte ore dopo "non aveva più nulla da desiderare"??? così fu per noi.
Riprendemmo la relazione alla grande, io a Trieste e lui a Venezia, ci si vedeva nei fine settimana, si faceva qualche viaggetto, andammo all'Isola dei Pescatori sul Lago Maggiore - la quintessenza del romanticismo! - e mi portò a Salisburgo, perchè era un mozartiano e mi fece sentire quattro concerti in quattro giorni. Andammo a Vienna in dicembre, dove io mi ammalai stroncata dall'aria gelida, malgrado la pelliccia di visone e gli stivali imbottiti. Andammo a Milano dove spese tremila euro per comprarmi dei vestiti. Per il mio diciannovesimo compleanno mi regalò il portatile. Mi lasciò anche il cd del grande vocabolario Treccani, di cui lui aveva i volumi e ne riceveva uno nuovo di tanto in tanto.
Insomma fu una relazione bellissima e del tutto soddisfacente. Mi piaceva moltissimo anche il suo stile di vita, modesto ma elevato al tempo stesso, la sua casa, il suo guardaroba, le sue abitudini assolutamente esemplari (non beveva, non fumava, non giocava, non imprecava, non bestemmiava, non era insonne, non era dormiglione, era uno regolare in modo perfetto benchè avesse un lavoro molto stressante).
Un week end andavo io a Venezia, un altro veniva lui a Trieste. Quando rincasavamo, o io o lui, ci si telefonava perchè l'altro stesse tranquillo. Durante queste telefonate, a volte lui mi recitava qualche carme amoroso di Anacreonte in greco, e altre piccole assurdità del genere. Aveva vezzi da intellettuale, chiamava le città col loro nome antico, e le capitali estere col loro nome in lingua originale. Tutto quello che faceva e diceva, mi pareva molto personale ed interessante.
Perchè avrei dovuto PRIVARMI di tutto questo, solo perchè avrei dovuto "ragionare" e dirmi che una relazione con un uomo di quarant'anni non mi avrebbe portato da nessuna parte?!
Non pensavo affatto al futuro, ma solo a godermi il presente. Qualche volta, inevitabilmente, avevo immaginato cosa sarebbe stato una convivenza o un matrimonio con lui: irreale, non quadrava proprio. Oltretutto lui aveva due vecchi genitori, molto vecchi, e diceva che - siccome era scapolo e la sua casa era spaziosa - appena avessero avuto bisogno, li avrebbe fatti venire da lui. E bastava questo a farmi pensare che a venticinque anni avrei potuto trovarmi a badare a due ottantenni.....eh no! va bene l'amore ecc., ma bisogna pensare anche a questi sviluppi.
Poi, lui era uno di quegli scapoli incalliti come mio fratello Jacques: gente che arriva a quarant'anni senza essersi mai sposata, senza desiderare figli, concentrandosi sul lavoro e considerando tutto il resto marginale. Perchè avrei dovuto intraprendere la titanica opera di convincerlo del contrario?!? se uno non sente dentro di sè il desiderio di una famiglia propria (come lo sentiva mio marito ancor prima di conoscere me), non è giusto indurlo a desiderarla facendo leva, magari, sul suo innamoramento. Così la penso io.
E, a proposito di mio fratello, era al corrente da subito di tutta la storia (è inutile, lui è uno che mi legge dentro, dai miei occhi si era accorto subito che qualcosa bolliva in pentola) ma siccome anche lui ha avuto e ha storie con ragazzine, non si era permesso di sindacare il nostro rapporto.
Insomma, passavano mesi felici e non avevo niente da rimproverare al mio moroso: tutt'ora, a posteriori, dico che si è sempre comportato bene con me, non mi ha fatto soffrire, non mi ha torturata psicologicamente, e non ha abusato dell'ascendente che inevitabilmente aveva su di me. Io pensavo, in quel periodo, alle vite semi-coniugali di due ragazze della mia stessa età: Martina Stella e Araba dell'Utri, la figlia del senatore, che viveva con il quarantenne figlio di Anthony Quinn a Roma, mentre Martina Stella si era messa a vivere con Lapo Elkann, più grande di lei, a Torino. Due ragazze che affrontavano un menage semiconiugale, e che dimostravano come tutto fosse possibile quando lo si vuole.
Poi, la storia di Martina Stella è finita come tutti sappiamo, mentre Araba dell'Utri per quel che ne so sta ancora col suo "vecchietto" (se così si può dire!). La mia storia invece finì non per esaurimento del reciproco interesse, ma per cause di forza maggiore: il mio lui fu trasferito per lavoro, un evento davanti al quale non si poteva fare nulla se non rassegnarsi.
Aveva un lavoro particolare, che fanno solo trecento persone in Italia (o poco più) e dipendeva da un Ministero, che li spostava più o meno a suo piacimento. Nell'estate 2004 seppe di dover andare lontano, e io dal canto mio capii che questa era la fine di tutto. Finì in gloria, però, con una magnifica cena all'aperto al ristorante sul Canal Grande del Bauer Grunwald Hotel, in faccia alla Madonna della Salute, una sera d'agosto calda e stellata....una serata bellissima, io, lui, una trentina di suoi amici e colleghi. Io indossavo un abito nero di garza di lino, fatto in sartoria, con il bordo a fazzoletto, e un paio di sandali-gioiello di Caovilla, che lui mi aveva regalato come "dono d'addio".
L'addio, ripeto, non fu affatto triste ma brillante, e solo alcuni giorni dopo cominciai a sentire la sua mancanza. Non mi telefonò più, nè gli telefonai io. Dopo una settimana cancellai il suo numero dalla memoria del cellulare: un gesto che sancisce la fine di ogni amicizia! Non l'ho più visto se non, di sfuggita, in televisione. Sempre bello, sempre attraente sia pure con un'aria severa e direi quasi ascetica. Non ho mai rimpianto che la cosa sia finita, avrei rimpianto molto di più se non fosse mai cominciata.
Per questo, il film "Scusa ma ti chiamo amore" mi ha intenerito e fatto ricordare questa storia ormai vecchia. Nessuno, ma proprio nessuno deve impicciarsi degli amori degli altri! Quanto alle differenze di età, non dimentichiamo che molte coppie di coetanei si scannano come belve e la loro vicinanza di età non li mette al riparo nè dalle incomprensioni, nè dalla trasformazione dell'amore in un odio rabbioso!!!